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Cinquant’anni di maturità

Quando ci si rende conto che una cosa si è fatta cinquanta anni fa si rimane sempre stupiti, poi subentra la curiosità di andare oltre il ricordo, di andare sulle pagine scritte a quel tempo, per spiare come si era, cosa si pensava.

E le sorprese non mancano mai, assieme al sorriso indulgente di un anziano che si rivede giovane, qualche volta ambizioso e sicuro di sé, qualche volta incerto e desideroso di esempi.

Il racconto qui sotto è stato scritto nell’autunno del 1965 e integralmente riportato: riguarda una prima ascensione che Gianni Calcagno e io facemmo il 20 giugno dello stesso anno, pochi giorni prima dei miei esami di maturità. E oggi è il 20 giugno 2015.

A seguire è una buffa ma delirante riflessione sul come avrei potuto migliorare le mie tecniche su neve, ghiaccio e scialpinismo.

Testa di Tablasses 2851 m (a sin) e Quota 2825 m di Tablasses divise dal canalone NW. A destra del canale è il crestone NW delle Tablasses

 

Crestone nord-ovest della Cima Sud di Tablasses 2825 m (Alpi Marittime)
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20 giugno 1965
Arriviamo al rifugio Questa sotto un cielo azzurrino, quando poco prima era rossastro dove il sole tramontava. C’è anche il corso di alpinismo della mia sezione del CAI (Sezione Ligure), quindi il locale è affollato.
Trovo una cuccetta lassù in alto, cui appendo una staffa per accedervi e lì appollaiato passo più o meno bene la notte anche se c’è uno che ha degli incubi ripetuti.

Finalmente arriva l’alba, la liberazione. Il rifugio si alza. Chi va alla Testa delle Portette, chi alla Testa di Claus, chi sulle Est della Cresta Savoia, chi sulla cresta stessa.
Bardato di zaino e il resto (il mio nuovo sacco Millet), alle 5.30 scendo verso valle per andare incontro a Gianni e Lino Calcagno, Giovanni Scabbia e Giorgio Devoto che hanno dormito alle Terme di Valdieri. Prima incontro Lino e Giovanni. “Giova” riparte subito perché atteso dal suo istruttore. Poi arrivano anche Gianni e Giorgio. Gianni è piuttosto “risentito” per una questione avuta il venerdì precedente con quelli del corso. I suoi rabbiosi e giusti risentimenti continuano ancora per un bel pezzo mentre entriamo nel vallone del Prefouns e il nostro sperone comincia a delinearsi.

Seicento metri di granito, verticali, che paiono affettati da un coltello gigantesco! Seicento metri di storia non chiarissima, forse inviolati, forse no. Anche oggi, come quel giorno dello scorso settembre, l’ombra di Giovanni Guderzo ci precede all’attacco. Sappiamo che lui qui c’è già stato, ma dentro di noi coviamo la segreta speranza che abbia deviato, traversato, e non si sia mantenuto sul rigoroso filo di cresta.

Ora siamo alla base. Il primo torrione ci si presenta pressoché inaccessibile nella parte alta. Incomincio io, alle 7 precise, su per un diedrino svasato. Non pianto chiodi, ma le difficoltà lo vorrebbero. Poi passa in testa Gianni e si trova su un diedro inclinato a sinistra: un chiodo vi occhieggia in alto…
Sono sinceramente dispiaciuto: speravo proprio nell’assenza di tracce.


Eppure Gianni Pàstine mi aveva raccontato di Guderzo, e di come questi su un diedro iniziale avesse perso un sacco di tempo e lo avesse riempito di staffe…!

Gianni intanto sale e assicurandosi a tre chiodi, passa: V+! Non vi sono pressoché appoggi, né appigli, però si passa. Un magnifico passaggio di arrampicata libera, che ho modo subito dopo e con la corda davanti di apprezzare appieno.Cm Marrone Marroni Con Tacco8 Sandali Art Privalia Pelle Tacco j34Rc5SAqL

Gianni Calcagno sul IV Torrione di Tablasses, 20 giugno 1965, 1a asc del crestone NW della Testa di Tablasses

I sacchi colmi di materiale ci danno un po’ fastidio, anche perché comincia a fare molto caldo. Ma non mi voglio dilungare sui singoli passaggi e dirò solo delle cose essenziali. Dopo la quarta lunghezza, svetta sopra di noi il I Torrione, inaccessibile. Qui Guderzo deve per forza aver traversato a destra. Noi invece siamo vogliosi di lotta, quindi attacchiamo dei gradoni e dopo un po’ arriviamo a una cengia al sole. Fin qui V e V-. La placca sopra lla cengia tocca a me. Non vorrei, ma sono costretto a usare tre staffe. Le difficoltà sono di V+ su tutto il tiro (20 metri) con tre passi di A1. L’uscita è fantastica e impegnativa. Non sto a raccontare le scene cui è costretto Gianni per recuperare i chiodi, anche perché non sono riuscite a turbare la serenità e la bellezza di questa salita.

Alla placca segue un po’ di tutto, sempre sull’ordine del V grado: c’è anche un camino dove siamo costretti a toglierci lo zaino per poi tirarlo su.

E così siamo in vetta al I Torrione, dove purtroppo c’è l’ometto: evidentemente Guderzo, dopo aver fatto la sua traversata, è salito per le ben più facili pareti a destra del torrione, ma poi, prima di interrompere il suo tentativo, ha voluto comunque salire il torrione dalla forcella a monte. Dove in effetti noi scendiamo in arrampicata (III+). La II Torre è abbastanza “vacchereccia” per cui la saltiamo. La III Torre presenta 40 m di IV, superati da me in gran velocità. Era troppo tempo che eravamo sul V!

Alcune decine di metri di conserva e poi ecco l’ultima torre, che ci offre tre magnifici tiri di V e V-, con soste sui chiodi e spigoli affilatissimi.
Fa molto caldo, cominciamo a essere un po’ fiacchi. Dalla vetta del IV Torrione traversiamo su cresta orizzontale per 80 metri fantastici, su un vuoto qui abbastanza inusuale.

Raggiungiamo la vetta per gli ultimi pendii di sfasciume. Ci stringiamo calorosamente la mano, siamo realmente felici. Anche se tra dieci giorni io avrò il mio esame di maturità, sono molto contento. Perché abbiamo fatto una magnifica salita, degna di rispetto dal punto di vista tecnico. Perché è una prima, una possibilità sempre più rara; perché non abbiamo corso alcun pericolo e siamo sempre stati al di sopra della situazione, e con grande margine. Infine, per la gioia di aver arrampicato assieme, su una via nostra, ben affiatati, ben allenati, sempre più amici, per vedere ciò che la natura riserva a coloro che ne frugano i più intimi segreti.

Non starò qui a ripetere la bolsa e ritrita tiritera sui poveretti rimasti in città, sebbene ne abbia molta voglia. Avrò superato questo stadio? Egoismo? Può darsi, anzi sicuro. Però, giù al rifugio, sappiamo che incontreremo degli amici che in buona parte ci somigliano, e questo ci basta.

Lentamente mangiamo qualcosa e riponiamo il materiale nei sacchi. Scendiamo verso il Passo di Prefouns. Alle 16.15 siamo al rifugio Questa, ma non c’è nessuno: credevano noi andassimo giù direttamente al Pian Valasco. E allora lentamente ci incamminiamo verso valle. Giù incontriamo gli occhi dei nostri compagni che brillano di una luce amica. Tutti sono contenti, ognuno per ragioni sue, quelle che può esprimere. E anche noi.

Gianni Calcagno sulla cresta finale del IV Torrione di Tablasses, 20 giugno 1965, 1a asc del crestone NW della Testa di Tablasses

Ah, dato che sono in vena di chiacchierare con il mio diario, eccomi a meditare un po’ sul mio alpinismo. Quest’ultima ascensione mi ha fatto capire, dal modo in cui mi sono comportato, che ormai le salite di V e V+ le “ho in tasca” e che senz’altro, con un po’ di perfezionamento in artificiale, potrò ottenere risultati ancora migliori, magari anche su un piano nazionale.

Purtroppo ho notato che mi trovo in difficoltà su neve. Al ritorno dalle Tablasses, a esempio, ho notato che non ero sicuro sulle facili placche di neve dura chiazzate sui lati del vallone. E questo è grave. Per non parlare della mia tecnica scialpinistica, barbara. E vogliamo dire della tecnica di ghiaccio? Quel che so è solo teorico. Però mi dico: la volontà di imparare è la stessa che ho impiegato su roccia. Quindi i risultati dovrebbero essere uguali, cioè buoni. Ma cosa devo fare?

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Analizziamo le varie fasi di progresso su roccia. Ho cominciato con Alberto Martinelli e andavo male. Non ero sicuro. Il miglioramento è stato graduale e c’è voluto circa un anno, fino a che non ho giocato la grande carta: con Marco Ghiglione allo Spigolo del Secchio (in Bajarda), che senz’altro eccedeva le mie capacità; ma poi il Diedrino e poi la Pietragrande per lo spigolo nord-est mentre pioveva. Queste due tappe, assai vicine, sono state fondamentali. Tanto è vero che l’anno seguente mi sono trovato con Bernardo “Chicco” De Bernardinis ancora sulla Pietragrande, a fare cose che nel 1963 manco mi ero sognato. Quindi, c’è stata progressione costante, anche dopo.

C’è voluto un anno prima che potessi fare un altro salto, probabilmente perché non avevo solo a che fare con le difficoltà tecniche ma dovevo anche inserirmi tra i nuovi amici. Ma ora che questo ambiente lo pratico da un po’, ora che ho per amici dei veri alpinisti, forse il discorso ghiaccio potrebbe essere più veloce.Buffy 'kind Says Of Michelle The Old' Vampire Gellar Sarah She's For YW9ebEHD2I

Ho anche visto che in roccia, per imparare, ho dovuto trovarmi in difficoltà sullo Spigolo del Secchio, ho dovuto in un modo o nell’altro osare ciò che la ragione mi sconsigliava.

Ed ecco quindi cosa bisognerebbe io facessi: trovarmi a scalinare un pendio o un canalone (non so scalinare), oppure ramponare la neve dura di qualche colatoio. Cioè trovarmi in difficoltà. Solo così penso di imparare. E purtroppo non posso applicare lo stesso metodo alla discesa in sci. Tutti hanno imparato in pista, e io dovrei fare uguale: ma mi sembrerebbe di perdere del tempo!

A destra del Canalone di Tablasses (quasi privo di neve) è il crestone NW della Cima Sud di Tablasses (Alpi Marittime)

 

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Il 50° del K2

Sì, avete capito bene: 50°, non 60°. Questo è un mio scritto dell’ottobre 2004, a volte godo a essere in ritardo.
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Dopo un’estate di notizie e di polemiche al riguardo delle nozze d’oro dell’Italia con il K2, finalmente la montagna è rimasta sola ad attendere quell’inverno siderale che le e ci farà dimenticare le debolezze umane estive. A distanza quindi di qualche settimana, possiamo provare a fare un saldo delle operazioni, senza pretendere di essere esaustivi e di certo con tanta voglia di essere corretti in caso di errore. Anch’io sono andato quest’anno sul Baltoro, anch’io posso quindi raccontare e magari aggiungere i miei commenti a quanto è successo.

I risultati alpinistici
In questa sede ci limiteremo a parlare dei successi delle spedizioni alpinistiche sul versante sud-est e dell’insuccesso sul versante nord.

“K2 2004 – 50 anni dopo” è il nome della spedizione voluta ed organizzata dal Comitato Ev-K²-CNR, leggi dal vulcanico Agostino Da Polenza. “K2 – 1954-2004” è il nome della spedizione degli Scoiattoli di Cortina.

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Karl Unterkircher
Dopo tre anni, durante i quali nessun alpinista era riuscito a raggiungere la cima della montagna (l’ultimo era stato lo spagnolo José Antonio Garcés, giunto in vetta il 22 luglio del 2001 per la via dello Sperone Abruzzi), la stagione 2004 ha visto ben 52 salite (tutte per lo Sperone Abruzzi, ad eccezione di tre, un alpinista per la Magic Line e due per lo Sperone Česen). Un record assoluto: mai ve ne sono state così tante nella stessa stagione e in tutti i 50 anni di storia alpinistica del K2 si contavano fino a giugno 2004 solo 198 salite.

È record anche per il numero di scalatori italiani giunti in vetta nel 2004: 11 in totale, cinque della spedizione “K2 2004 – 50 anni dopo” (tutti in vetta senza l’utilizzo di bombole di ossigeno) e 6 della spedizione degli Scoiattoli di Cortina (tutti in vetta con uso di bombole di ossigeno). Silvio Mondinelli e Karl Unterkircher sono stati i primi italiani a calcare la cima del K2 dopo Hans Kammerlander (salito il 22 luglio del 2001). Karl Unterkircher era reduce dalla salita in maggio dell’Everest.

E tutto questo nell’anno che, fino agli ultimi giorni del mese di luglio, sembrava destinato a veder fallire “l’assedio” alla montagna, anch’esso contraddistinto da altri numeri da record: 11 spedizioni e circa 200 tende ai campi base solo sul versante pakistano.

Assieme a Mondinelli e Unterkircher, nello stesso giorno 26 luglio 2004, giungono in vetta gli italiani Walter Nones, Michele Compagnoni e Ugo Giacomelli, nonché la basca Edurne Pasaban e i suoi connazionali Juan Eusebio Oiarzabal, Juan Vallejo e Mikel Zabalza. La Pasaban è dunque l’unica donna vivente ad aver salito il K2, mentre per Oiarzabal si tratta del 21° Ottomila! Entrambi però pagano caro questo successo, smarrendosi durante la discesa, salvati poi dai nostri e trasportati d’urgenza in patria con gravi congelamenti.

Il giorno dopo, 27 luglio, ancora tempo splendido, salgono lo spagnolo Vicente Lagunilla e il colombiano Fernando Gonzàlez, assieme ai nostri Scoiattoli, Mario Dibona, Renato Sottsass, Marco Da Pozzo e Renzo Benedetti e assieme ai due sherpa Mingma e Thilen, a sette tibetani, ai due pakistani Nisar Hussain e Muhammad Hussain e a tre giapponesi. Il giorno dopo, 28, ultimo di bel tempo, è la volta del basco Iñaki Otxoa De Olza, poi il rumeno Horia Colibasanu, lo spagnolo Carlos Soria (che a 65 anni suonati diventa il più anziano salitore del K2), e ancora gli Scoiattoli Mario Lacedelli e Luciano Zardini accompagnati da altri cinque sherpa, dagli svizzeri Michel André Wirth, Cederic Hählen, Johannes Blaser e dal pakistano Muhammad Sanap Akam.

Ecco alcuni dei commenti a caldo degli Scoiattoli: Marco Da Pozzo: “La vetta del K2 non mi ha dato la possibilità per godere di tanta bellezza: la discesa era già nei miei pensieri“. Mario Dibona: “Stivali Uncinetto Pantofole Rivista Esagono Femminile QxWrBdeCoEIl primo pensiero è andato al pericoloso e delicato ritorno lungo la cresta finale“. Renato Sottsass: “Splendeva il sole, il vento era debole, l’ora di arrivo in vetta era ideale, ero con i miei compagni, un pensiero a Marina: un sogno realizzato!“. Mario Lacedelli: “L’arrivo in vetta: un sogno incredibile, ma anche i sogni diventano realtà“. Luciano Zardini: “Solo ora che ho calpestato gli 8611 metri della vetta, comprendo l’impresa di Lino“.

Quattro alpinisti della spedizione giapponese di Kondo Kazuyoshi, Yano Toshiaki, Seino Yoshiki, Mochizuki Yasuhiko e Kawashima Takashi, con gli sherpa Phura Chhere e Tika Ram Gurung raggiungono la vetta del K2 il 7 agosto, tutti con uso di ossigeno meno uno.

Silvio “Gnaro” Mondinelli
Il 16 agosto 2004 alle 24,00, Jordi Corominas, della spedizione catalana “Tarragona Magic Line Expedition 2004”, ha raggiunto (senza ossigeno) la vetta del K2 per la Magic Line, realizzando così la prima ripetizione della via sulla cresta SSW, itinerario aperto nel 1986 dallo slovacco Peter Božik e dai polacchi Przemyslaw Piasecki e Wojciech Wróz (morto in discesa) e considerato il più difficile e impegnativo della grande montagna.
Ma, come molte altre volte sul K2, anche questo successo è stato segnato da una tragedia: Manel de la Matta, che insieme a Oscar Cadiach aveva abbandonato la salita a 8300 m, è morto lungo la discesa. I due erano scesi fino al Campo 1, installato sopra il Colle Negrotto, quando Manuel de la Matta si è sentito male. A nulla è valso il soccorso prestato dal suo compagno Oscar Cadiach, né è stato possibile, causa il maltempo, che fossero raggiunti dai soccorsi partiti dal Campo Base. Gli altri membri della spedizione erano Jordi Tosas e Valen Giró.

Quella della spedizione catalana è sicuramente una delle più importanti realizzazioni della stagione himalayana 2004, sicuramente la più importante del 50° anniversario della prima salita sulla seconda cima della terra. Jordi Corominas e i suoi compagni hanno raggiunto il loro sogno, un sogno per il quale hanno lottato duramente per quasi tre mesi. L’hanno raggiunto pagando il prezzo più alto: la morte di uno di loro.
Nel frattempo anche altri due giapponesi della spedizione Dosanko diretta da Masahide Matsumoto, il 16 agosto raggiungono la vetta, lungo lo Sperone Česen: i due passano la notte in discesa al Campo 4, assieme al catalano Corominas reduce dalla Magic Line.

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Questi giapponesi cercano, senza trovarli, i corpi di un kazako e di un iraniano dispersi da più di una settimana.

Il versante nord invece ha visto – invece – la presenza di due sole spedizioni: quella coreana, conclusasi tragicamente con la morte di 3 alpinisti, e quella italiana di “K2 2004 – 50 anni dopo”, lungo la via dello Spigolo Nord, fallita dopo numerosi tentativi di salita a causa della presenza di neve eccessiva. Nives Meroi, Romano Benet, Luca Vuerich e gli altri compagni meritavano certo di più. A fine stagione 2004 la via da nord risulta non più salita dall’ormai lontano 1996, anno in cui si registrò l’ascensione di una spedizione internazionale, guidata da Krzysztof Wielicki, che giunse sulla vetta assieme ai due connazionali Piotr Pustelnik e Ryszard Pawlowski, due alpinisti russi Sergei Penzov e Igor Benkin, lo statunitense Carlos Buhler e agli italiani Marco Bianchi e Christian Kuntner.

Jordi Corominas
Le polemiche
Alcune polemiche, non certo spente dai giornalisti presenti al campo base e neppure da quelli in Italia, hanno ravvivato la nostra estate di spettatori.
Donna Zeppa Sandali Lumberjack Argento Saldi eE2WH9DIY Le dispute hanno fatto proprie tutte le questioni relative all’attrezzatura preventiva e alla commercializzazione di grandi montagne come l’Everest e il K2 (tanto che si è parlato di everestizzazione del K2). C’è chi è disposto a giocarsi il successo e la reputazione andando a sfidare una grande montagna senza portatori d’alta quota e senza ossigeno, c’è invece chi la pensa diversamente. C’è chi si appoggia ai migliori alpinisti presenti sulla piazza, chi invece ad un esperto svizzero di alpinismo extraeuropeo commerciale.

D’altra parte è anche vero che, se corde fisse sono poste sulla montagna, tutti poi le usano… e non si può certo parlare di stile alpino per nessuno. A volte ci si chiede a vicenda dei favori, tipo quello di usare per una notte una tenda, o di essere ospitati.

Poi c’è chi organizza una spedizione colossale, con un budget davvero faraonico, e c’è chi s’accontenta di qualche sponsor ed è costretto a chiedere ai partecipanti una consistente quota in euro.

Se poi aggiungiamo la sparizione misteriosa di una tenda con tutto il contenuto, beh, allora abbiamo proprio tutti gli ingredienti per scrivere un’altro best seller tipo Aria Sottile, anche senza così tanti morti.

Ciò che poi alla fine rimane sono solo le ascensioni effettive, oppure gli eroici salvataggi (che anche quest’anno non sono mancati), oppure le per ora quasi dimenticate tragedie (si sa in totale di sei morti, ma poco di più).

Il Museo degli Italiani
Il 31 luglio è stato inaugurato a Skardu il Museo degli Italiani per le popolazioni del Baltoro e del Pakistan. Rolly Marchi è stato l’ideatore del progetto, mentre a Silvio Calvi si deve ideazione e costruzione della struttura.wedges pumps Flat Donna SandaliStivaletti sneaker tronchetti iuOlXZwPkT
La struttura è in avanzata fase di costruzione ed all’interno è stata allestita la mostra fotografica dedicata ai cento anni di esplorazione italiana sul Baltoro, curata dallo stesso Calvi. Il museo ha già trovato un suo speciale ingresso: uno splendido portone di legno scolpito nel tipico stile locale.
Farid Khan, la massima autorità istituzionale della regione di Skardu, ha definito la costruzione del museo “Un importante passo avanti nel consolidamento dell’amicizia fra il popolo pakistano e quello italiano”.

Il mini-inceneritore
La spedizione K2 2004 ha installato nel suo campo base, a 4965 m, un mini-inceneritore. Questo risponde alla necessità di diminuire il più possibile volume e peso dei rifiuti da portare a valle tramite l’incenerimento di carta, cartone, legno. Consiste in una camera di combustione (della misura di 60x60x60 cm), con griglia e cassetto di raccolta della cenere, un comignolo (2 metri di altezza), dotato a mezza altezza di un filtro adibito ad intercettare le scorie maggiori e di una bocca di aspirazione per riportare il flusso caldo di fumi puliti alla camera di combustione perché la temperatura in essa resti alta. Due saracinesche regolabili consentono di calibrare il riutilizzo di questi fumi caldi o di quelli freddi, aspirati invece direttamente dall’esterno, a seconda della temperatura che si desidera avere per la fiamma di combustione.
Il mini-inceneritore pesa complessivamente 45 kg e per facilitarne il trasporto è stato progettato leggero e soprattutto smontabile. Le diverse componenti possono infatti unirsi a formare un cubo di dimensioni ridotte. Il costo complessivo dell’inceneritore è stato di circa 700 euro, un costo accessibile a tutte le spedizioni, che possono così limitare il proprio impatto sull’ambiente.

K2, Magic Line, seconda ascensione (Catalani)
1954-2004, dalla conquista alla conoscenza
Affidata a Trekking International di Beppe Tenti, l’organizzazione di questo colossale programma ha visto la partecipazione di più di 500 soci del CAI, divisi in 18 gruppi guidati da due guide alpine ciascuno. Il trekking è risaputo essere uno dei più impegnativi al mondo e ha richiesto ad ogni gruppo 25 giorni da Italia a Italia.

Contrariamente a tutti gli altri gruppi in mano ad altre agenzie (tutte le italiane erano ben presenti quest’anno), ogni tappa del percorso vedeva i soci del CAI fermarsi in campi fissi, ivi allocati per tutta l’estate. Questo ha permesso un indiscusso risparmio, una decisa diminuzione delle risorse necessarie ai trasporti (meno viaggi di portatori) e infine una migliore organizzazione logistica per ciò che riguarda la gestione ambientale dei campi stessi.

L’equipe di MontanaGrande Modello Serie Technic Vendita Di Lepin 20001 2704 Auto Pz Da QdsrhCt è stata incaricata di sorvegliare il buon andamento dei campi dal punto di vista ambientale e il rispetto da parte di tutti del Protocollo ambientale, un documento elaborato prima della partenza e sottoscritto da operatori e trekker.

Si sono ovviamente riscontrate difficoltà al buon funzionamento del protocollo: non tanto da parte dei soci del CAI, assolutamente rispettosi dei luoghi e della gente, quanto da parte dello staff locale dei campi, più attento al risparmio di kerosene che all’accumulo della spazzatura, a volte un po’ pigro nella pulizia delle toilette, a volte reticente sul dove aveva sistemato le lattine di risulta della conduzione culinaria. Ciò che però è da sottolineare è la buona volontà di alcuni di questi responsabili dei campi, decisamente più preparati di altri. Speriamo che in futuro possano continuare a dare il buon esempio.

Nelle località di Juhla, Payu e Urdukas sono stati costruiti negli anni scorsi e sono gestiti dalla MGPO (Mountains and Glaciers Protection Organization) dei campi con strutture fisse (una casetta per i gestori, docce e toilette, anche per i portatori): questi campi hanno un grosso successo e una grande utilità: grazie a loro, l’inquinamento sul percorso è decisamente diminuito.

L’equipe di Swift Shoes Gore Mid Men's Tex® Adidas Terrex R2 trCohQdsxBMontana ha anche riscontrato che praticamente il problema della deforestazione è risolto: ormai tutti i portatori, senza eccezioni, usano il kerosene per cucinare e per riscaldarsi, non più la legna raccolta a Payu.

Invece rimane vivo e dolente il problema delle deiezioni umane, specie quelle incontrollate delle centinaia di portatori: nei momenti di punta e in certi luoghi l’olezzo era insopportabile. La soluzione passerà qui attraverso la progressiva educazione del portatore a servirsi delle toilettes a lui dedicate (peraltro presenti nei campi di Juhla, Payu e Urdukas).

K2, Magic Line, 2a ascensione (Catalani): Oscar Cadiach e Jordi Corominas a 6900 m, campo 2

La bonifica
Diretta da Alessandro Gogna, la bonifica della valle del Baltoro e del ghiacciaio ha avuto luogo dall’8 luglio all’8 settembre.

Facilitata da una spedizione sud-coreana che ha ripulito il campo base del K2 e lo Sperone Abruzzi (1.500 kg raccolti), l’equipe di Montana si è concentrata sui campi tappa, su Concordia e sulle discariche militari presenti a Concordia e a Gore 2, riuscendo a raccogliere 3.011 kg di lattine e altro materiale ferroso. Questi rifiuti sono stati trasportati ad Askole e qui ceduti all’MGPO che ha provveduto al trasporto a Skardu e alla vendita ai rottamai locali. Il ricavato andrà per metà all’MGPO stessa, per metà a iniziative per lo sviluppo della popolazione locale.

La bonifica ha anche raccolto più di una ventina di kg di batterie usate, queste però sono state trasportate in Italia per un corretto smaltimento.

Si deve anche rilevare che Nero Giardini PrezziDonna Modelli E Scarpe cu1FK3TlJMontana ha provveduto a bruciare in loco più di 2.000 kg di rifiuti di vario genere, compresi anche materiali plastici. Questa scorretta operazione è stata ritenuta il male minore, in quanto il trasporto a Skardu avrebbe semplicemente significato lo smaltimento di essi in riva all’Indo, procedimento normale della città di Skardu per liberarsi dei rifiuti quotidiani. Questi vengono portati nella discarica a 2 km a nordovest della città, in riva al fiume: non viene neppure appiccato il fuoco, si attende solamente la prima piena…

postato il 5 agosto 2014

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Pubblicato il

K2: dalle nozze d’oro a quelle di diamante

Quanta conoscenza dopo sessant’anni?
Feste, compleanni e ricorrenze in genere fanno sempre parlare di sé, nel bene e nel male.
C’è chi vede nel Natale una provvidenziale interruzione del lavoro o dello studio, chi invece sbuffando vi riconosce un’odiosa costrizione allo shopping forzato per ottemperare freneticamente e all’ultimo momento all’usanza dello scambio dei doni: non è la maggioranza quella che nel Natale vede in primis la festa religiosa, quindi la nascita di Gesù e l’inizio della lieta novella che tanto ha permeato la nostra civiltà.

Un compleanno è l’occasione di una chiassosa festa a sorpresa tra amici, oppure una festa comandata con regali obbligatori, quasi mai un giorno di lieto raccoglimento in cui l’interessato si soffermi a riflettere sul significato del suo anno in più.

E le ricorrenze? Beh, quelle seguono regole solo apparentemente matematiche, perché in realtà chi pensa a una ricorrenza spesso lo fa anche per creare l’evento, specie in tempi come questi in cui si sente la loro penuria. Rispetto al momento di creatività che ebbe luogo per esempio sessanta anni fa, il momento di celebrazione brilla solo di luce riflessa se non è accompagnato da una solida riflessione su ciò che nel frattempo è cambiato.

Il K2 dal Campo Base
Ma se è un po’ tipico del nostro tempo confondere luce propria con luce riflessa, tanto per dare ragione a qualcuno che disse che si innalzano i monumenti solo per dimenticare più in fretta, ciò non vuol dire che una ricorrenza non possa davvero essere importante.

Il 2004 è stato l’anno del cinquantenario della conquista italiana del K2 e, per le ragioni sopraddette, alcuni osservarono le iniziative con viva perplessità. Le vedevano più o meno commerciali, s’infastivano per la magniloquenza, criticavano il progetto di spargere sul Baltoro e sui fianchi della montagna imponenti numeri di visitatori e di alpinisti. Un simile modo di pensare poteva solo far concludere che la miglior cosa per il K2 sarebbe stato il lasciarlo solo e in pace per un anno!

Altri invece, per qualche recondito motivo, si lasciarono prendere dall’eccitazione del momento e si unirono in coro glorifico: purtroppo nei discorsi e nei comunicati stampa non ci fu vera e propria sostanza, e non poteva certo essere la forma retorica a poterla fornire. Il vuoto d’idee fasciato di retorica è vuoto ancora più desolato, dove le idee di 50 anni prima echeggiavano in un cacofonico e ripetitivo rimbalzo senza senso.

Dunque il CAI ci pensò. Erano passati 50 anni da quando il K2 era stato salito la prima volta da due uomini, quindi dalla spedizione e dunque dal sodalizio intero. Quello storico evento fu tra i più importanti dell’intero cammino del CAI, sicuramente quello più noto all’estero. Giustamente fu osservato che l’Italia, dopo il ventennio e la triste guerra civile a conclusione, con la conquista del K2 aveva riconquistato non solo la simpatia del mondo ma l’autostima degli italiani stessi: era stato cioè il momento culminante di un grande processo di ricostruzione civile, economica e morale.

50 anni dopo (e, oggi, a maggior ragione 60) non sarebbe stata proponibile la medesima filosofia, ribadire conquista ed eroismo non avrebbe costituito più ricetta valida per i nostri mali odierni. La gloria non fu sufficiente neppure per sopire alcune polemiche il cui eco sinistro si ode ancora, per stemperare i toni di un mistero che a giusto titolo fa parte del codice etico della zona della morte, un codice che chi è stato là dovrebbe riconoscere come diverso, se possibile ancora più fluttuante e contraddittorio di quello che già difficoltosamente riusciamo a osservare in pianura.

Dunque il CAI ci pensò e propose “Dalla conquista alla conoscenza”, un motto semplice ma assai incisivo, per significare che il cinquantenario era sì l’occasione per visitare una regione così cara a noi italiani ma era pure obbligo morale di sapere, di conoscere, dunque di amare.

Nell’implicita accettazione che solo con quel nuovo atteggiamento nei confronti della montagna, del Baltoro, delle sue genti e in definitiva di noi stessi, il Cinquantenario potesse avere senso e brillare di luce propria, le iniziative che il CAI e gli italiani promossero per il 2004 nel bacino del Baltoro avrebbero dovuto essere giudicate in base ai risultati, ma non per quante centinaia di persone avrebbero raggiunto il Campo Base o per quante decine di alpinisti avrebbero salito la cima.

La sfida si giocava su quanta “conoscenza” avremmo riportato indietro. Tanto più pallido fosse stato il ricordo di gloria, tanto colori più vivi avrebbe avuto la nostra esperienza collettiva.

Oggi è la ricorrenza dei sessanta anni. Oltre ad Ardito Desio, oggi siamo rimasti senza Achille Compagnoni, Lino Lacedelli, Walter Bonatti. Sarebbe stato bello avere la sensazione di una crescita culturale, sessant’anni è un’età cospicua… Invece, come ha dimostrato questa primavera il tragico incidente dei sedici sherpa morti sull’Ice Fall dell’Everest, l’atteggiamento generale verso la montagna non è mutato, non abbiamo ancora perso il gusto della conquista a tutti i costi. Se non ci possiamo permettere quella vera, ci accontentiamo di quella finta, di quella rimasticata, di quella comprata. Siamo sempre i soliti colonialisti indefessi, ma adesso la conquista l’acquistiamo al supermercato oppure la sottoponiamo al lifting, la travestiamo sui marciapiede dei viali.

postato il 31 luglio 2014